Prurito anale, che scocciatura

Esperienza fastidiosa, difficile da tollerare. Per evitare che la situazione peggiori è meglio correre subito ai ripari.


Soltanto un po’ di prurito? Facile a dirsi quando non lo si deve sopportare costantemente. Se poi, oltre che persistente, è localizzato in zone “intime”, come nel caso del prurito anale, il fastidio può diventare anche psicologico, creando notevole disagio e imbarazzo.

Per eliminare il problema è indispensabile indagarne attentamente la causa, perché il prurito anale può essere il sintomo di una serie di malattie intestinali, anali, dermatologiche o sessuali molto diverse tra loro, ciascuna da affrontare in modo specifico, oppure essere, banalmente, legato a un’igiene intima scorretta o a un’ipersensibilità individuale nei confronti di particolari detergenti, tessuti, farmaci o alimenti.

Tra le malattie anali e intestinali più spesso associate a prurito anale vanno ricordate le emorroidi, la ragade, il prolasso rettale, la diarrea, le fistole anali, le infiammazioni della parte terminale del retto e dell’ano, mentre tra le malattie infettive, a trasmissione sessuale e non, che possono associarsi a prurito ci sono soprattutto l’herpes genitale, i condilomi, la gonorrea ano-rettale, la candidosi e altre micosi, l’ossiuriasi, la tricomoniasi.

Sul versante propriamente dermatologico, il fastidio può dipendere dall’insorgenza di dermatiti indotte da farmaci applicati localmente o assunti per bocca, dal contatto con indumenti in tessuti/colori sensibilizzanti oppure da contraccettivi (profilattici, creme spermicide ecc.). Anche alcune intolleranze alimentari possono causare prurito anale.

A risultati sovrapponibili si può poi arrivare se si utilizzano detergenti troppo aggressivi per l’igiene intima (o se non si effettua un accurato risciacquo dopo il lavaggio), carta igienica troppo ruvida o biancheria intima in fibre sintetiche che promuovono la sudorazione e impediscono una corretta traspirazione della cute e delle mucose genitali.
Quest’ultimo aspetto diventa particolarmente rilevante se si svolgono attività professionali o sportive che tendono di per sé a irritare le parti intime, come il ciclismo o l’equitazione.

In presenza di prurito di qualunque tipo e localizzazione, il primo consiglio è il più difficile da seguire: non grattarsi. Lo sfregamento, infatti, oltre a offrire un sollievo minimo e del tutto estemporaneo, ha come principale effetto di peggiorare la situazione, irritando e lesionando cute e mucose (soprattutto quelle delicatissime dell’area genitale) e promuovendo l’insorgenza di infezioni.

Oltre a individuare, con l’aiuto del medico, la causa scatenante e a rimuoverla, per alleviare il prurito anale è utile: seguire un’alimentazione sana, ricca di fibre vegetali e liquidi, per prevenire/contrastare la stitichezza; curare l’igiene intima, scegliendo detergenti specifici e risciacquando sempre abbondantemente con acqua fresca o tiepida; utilizzare asciugamani e carta igienica molto morbidi, evitando di sfregare; scegliere indumenti intimi in fibre naturali (cotone), non colorati e privi di cuciture che possano irritare la regione anale e perianale (quindi, niente tanga né perizomi).
In aggiunta, se compatibile con i trattamenti specifici previsti per la cura dell’eventuale patologia presente, il medico potrà prescrivere rimedi locali (creme, pomate ecc.) oppure soluzioni per lavaggi esterni in grado di attenuare il fastidio.